Agopuntura: una piccola guida per saperne di più

LEUCEMIA MIELOIDE ACUTA

Agopuntura: una piccola guida per saperne di più

Molti pazienti, a un certo punto del loro percorso, si chiedono se è possibile integrare le cure con alcune terapie complementari: pressoterapia, ayurveda, meditazione o agopuntura. È un dubbio legittimo del quale non si deve aver paura di parlare…

» Molti pazienti, a un certo punto del loro percorso, si chiedono se è possibile integrare le cure con alcune terapie complementari: pressoterapia, ayurveda, meditazione o agopuntura. È un dubbio legittimo del quale non si deve aver paura di parlare con il proprio team di cura: oncologo, ematologo, medico per cure palliative, medico curante, fisioterapista, psicooncologo.

Solo loro, infatti, possono consigliare se, come e quando, integrare i trattamenti tradizionali con altri interventi complementari, mirati a ridurre sintomi ed effetti collaterali, a migliorare la qualità della vita. È bene sottolineare, infatti, che questi interventi non sono mai da considerarsi terapie alternative a quelle indicate da oncologo, ematologo e altri componenti del team che prende in carico il paziente, ma rappresentano solo un supporto per alcuni aspetti del percorso di cura.

Nel corso degli anni alcuni studi hanno mostrato che alcune terapie complementari - soprattutto esercizio fisico e adeguata alimentazione - possono essere integrate in maniera sicura e apportare benefici, come aiutare a sopportare e affrontare dolore, nausea, stanchezza, stress e ansia. Si tratta di solito di terapie non farmacologiche e poco costose. Tra questi vi è un’antica forma di medicina tradizionale cinese: l’agopuntura.

Cos’è l’agopuntura?

L’agopuntura è una pratica che nasce come parte della medicina tradizionale cinese e prevede l'inserimento di aghi in punti terapeutici selezionati ad una profondità definita, seguita dalla manipolazione con calore o, più recentemente, stimoli elettrici. Secondo la medicina tradizionale cinese, un’energia vitale “Qi” scorre attraverso tutto il corpo e si muove lungo alcuni percorsi chiamati meridiani. Si credeva che l'interruzione o l'ostruzione del Qi rendesse vulnerabili alle malattie e che attraverso l’agopuntura si potesse regolare il flusso di questa energia per ottenere benefici teraputici

Oggi l’agopuntura nella medicina occidentale non si basa più su questa credenza e chi pratica questo metodo non cerca di ripristinare i flussi di energia ma adopera l’agopuntura sulla base di risultati scientifici che hanno mostrato come la stimolazione di alcuni punti della pelle con aghi o calore possa aiutare a controllare sintomi come dolore, nausea o vomito.

Come funziona?

Nella maggior parte dei casi l’agopuntura, lo suggerisce il nome stesso, impiega aghi monouso in acciaio inossidabile, di poco più spessi di un capello umano che sono inseriti nei punti di agopuntura specifici per il determinato problema che si vuole trattare. Gli aghi inseriti vengono lasciati in posizione per un periodo che varia da 10 a 30 minuti e possono essere ruotati, spostati su e giù a diverse velocità e profondità, riscaldati o caricati con una debole corrente elettrica (elettroagopuntura). L’inserimento degli aghi non provoca dolore, ma i pazienti possono avvertire una sensazione di pesantezza, di intorpidimento o un formicolio.

Prima della prima seduta, il terapista visita il paziente e parla con lui delle condizioni che lo portano a rivolgersi all’agopuntura, dei problemi e sintomi che si vorrebbero risolvere, delle condizioni sanitarie preesistenti, dello stile di vita e delle terapie in atto. Questo serve adottenere tutte le informazioni necessarie per capire se questa terapia è indicata, consigliabile, utile, oltre a permettere di scegliere il trattamento più adatto alle esigenze del paziente.

Oltre all’impiego degli aghi vi sono anche altri metodi per stimolare i punti di agopuntura: l’agopuntura con il laser, la pressione manuale o digitopressione, la coppettazione, il cupping, molto diffuso nel mondo degli atleti, in cui si utilizzano coppette di vetro piccole e rotonde. Queste vengono riscaldate e poste sottosopra sui punti terapeutici per aumentare il flusso di sangue in quella zona del corpo.

A che può servire agopuntura ai pazienti oncologici

L’agopuntura sembra aiutare i pazienti oncologici a controllare alcuni di quei sintomi che più diminuiscono la loro qualità di vita come dolore, intorpidimento, debolezza, ansia, depressione, stress, insonnia.

Uno studio di qualche anno fa del Memorial Sloan-Kettering Cancer Center mostra per esempio l’efficacia dell’agopuntura nell’alleviare vomito e nausea. Sempre di una decina di anni fa è uno studio della University of Manchester secondo il quale l’agopuntura mostrerebbe un potenziale beneficio per la gestione della debolezza e stanchezza cronica. Più recentemente, nel 2015, i ricercatori della New England School of Acupuncture avrebbero mostrato come, in un contesto di cure palliative, l'agopuntura sia di aiuto per la riduzione di diversi sintomi: dolore, stanchezza, nausea, depressione, mancanza di appetito e dispnea.

Proprio quest’anno, infine, una revisione sistematica e metanalisi pubblicata su JAMA Oncology ha mostrato come una combinazione di agopuntura e digitopressione sembri essere di aiuto nella gestione del dolore nei pazienti oncologici, tanto da poter consentire di ridurre in questi soggetti la somministrazione di farmaci oppiacei.

Sebbene siano ancora pochi e numericamente limitati gli studi che investigano l’efficacia dell’agopuntura come terapia in grado di contribuire alla gestione di alcuni sintomi nei pazienti oncologici, quasi tutti sembrano concordare sulla sicurezza di questa pratica per i pazienti e sulla necessità di ulteriori indagini su scala più ampia.

A cosa fare attenzione, soprattutto con un tumore del sangue

I pazienti oncologici e in particolare quelli colpiti da un tumore ematologico devono fare particolare attenzione quando scelgono di sottoporsi ad agopuntura. In primo luogo devono discuterne con la propria équipe di cura, non essere correntemente in trattamento, sottoporsi adesami del sangue per assicurarsi che i valori dei globuli bianchi siano sufficientemente alti e nonsottoporsi a un trattamento se prima non si è ricevuta l’approvazione del proprio oncologo o ematologo.

È altrettanto importante scegliere un terapista certificato e assicurarsi che tutte le norme igieniche siano rigorosamente seguite, così da evitare complicazioni. Queste, che tuttavia si verificano raramente, possono essere causate dall’impiego di aghi non sterili, da errori del terapista nel posizionamento degli aghi o da difetti dell’ago stesso.

Secondo quanto riportato da Cancer Research UK, gli effetti collaterali più comuni sono un sanguinamento minore o la comparsa di lievi ematomi, questo accade al massimo nel 3% degli interventi, mentre circa l’1% rischia di andare incontro a svenimento. L’effetto collaterale più grave e preoccupante per un paziente ematologico è sicuramente un’infezione, evento che si verifica, sempre secondo l’associazione, in meno di 1 trattamento su 200.000.

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Bibliografia e Fonti:

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