LEUCEMIA MIELOIDE ACUTA

FAQ - Leucemia Mieloide Acuta

Chi ha una leucemia mieloide acuta deve evitare qualsiasi tipo di attività fisica?

Assolutamente no: fare attività fisica quotidianamente può aiutare a sentirsi meglio sia fisicamente che emotivamente nonché a mitigare, la cosiddetta fatigue, ovvero quel senso di stanchezza e spossatezza che molti pazienti avvertono.

Per essere attivi non si è obbligatorio andare in palestra, basta fare un po’ di moto quotidiano come passeggiare, andare in bici, ballare, praticare yoga o Tai-chi.

Un’accortezza importante è quella di adeguare l'attività alle proprie capacità fisiche, confrontandosi con il proprio medico.

L’alimentazione del paziente con questa patologia dovrebbe essere quanto più possibile varia ed equilibrata.

La dieta quotidiana deve, infatti, contenere tutte le classi di alimenti: carboidrati, grassi, proteine, vitamine, minerali, fibre e acqua.

Alimentarsi in maniera sana e diversificata aiuta a sentirsi meglio e più in forze, ad affrontare al meglio le terapie e ad ottimizzarne l’effetto, oltre a gestire gli effetti collaterali e, anche, a prevenire il rischio di infezioni.

Sono spesso i segni e i sintomi iniziali, per esempio stanchezza, perdita di appetito, pallore, febbri frequenti, dolori muscolari, sudorazione notturna, a portare a un primo consulto con il medico per valutare la situazione.

Il medico richiede che siano effettuati degli esami del sangue, che consentono di analizzare la presenza, il numero e lo stato delle cellule sanguigne che, a loro volta, forniscono indicazioni fondamentali.

La leucemia, infatti, provoca uno stato di anemia che viene indicato da un basso numero di piastrine e da una diminuzione dei globuli bianchi. Inoltre, l’aspetto delle cellule osservate al microscopio è utile per togliere gli ultimi dubbi e formulare una diagnosi più precisa.

Purtroppo sì.
Tra le caratteristiche della malattia vi sono la mancanza di immunoglobuline normali, l’alterazione della funzione dei linfociti T e una carenza di alcuni globuli bianchi chiamati neutrofili che aumentano il rischio di infezioni, soprattutto durante la fase di progressione della malattia.

Anche se poi questo rischio si riduce in risposta al trattamento, è importante adottare sempre alcune precauzioni, come curare sempre con attenzione l’igiene delle mani, evitare luoghi affollati o il contatto con persone raffreddate o ammalate.

In alcuni casi, soprattutto nei pazienti più giovani o in quei casi in cui non vi è una risposta alle terapie, una possibilità che può essere presa in considerazione è quella di un trapianto di cellule staminali emopoietiche per sostituire le cellule malate con quelle sane prelevate da un donatore compatibile.

Spesso il donatore è un fratello o un familiare, ma, in loro assenza, anche uno sconosciuto.

La patogenesi di questa malattia non è ancora completamente chiara.

Tuttavia è bene ricordare sempre che, anche se ci possono essere dei fattori predisponenti come alcune anomalie citogenetiche, la leucemia mieloide acuta non è una malattia ereditaria.

Una volta accertata la presenza di una leucemia il medico prescriverà ulteriori esami, come il prelievo di midollo osseo che permette di identificare in maniera più precisa il tipo di leucemia.

Inoltre è utile l’analisi di alcuni marcatori cosiddetti di membrana e intracellulare che permette di stabilire la derivazione delle cellule maligne e stabilire quindi se si tratta di una leucemia mieloide o di una linfoide.

Infine, gli esami di diagnostica per immagini come radiografia, tomografia computerizzata, PET, ecografia e risonanza magnetica possono dare indicazioni sulla diffusione della malattia nel corpo.

Le cause esatte della Leucemia Mieloide Acuta (AML) non sono ancora del tutto conosciute.

Si ritiene che sia causata da una predisposizione genetica combinata all’esposizione a sostanze tossiche, quali farmaci chemioterapici somministrati per neoplasie pregresse, benzene e sostanze chimiche correlate, radiazioni ionizzanti.

Quello che si osserva nella AML è l’accumulo midollo osseo, nel sangue periferico e in altri tessuti di precursori di cellule del sangue, ovvero che non sono riusciti a differenziarsi in cellule del sangue, che porta poi all’insorgenza di questa malattia.

Infezioni ed emorragie di varia gravità sono le complicanze più comuni per un paziente con malattia attiva e in particolare nelle prime settimane dopo il trattamento.

Queste sono dovute soprattutto alla carenza, nel sangue periferico, di piastrine e di granulociti neutrofili. Le prime, infatti, proteggono dai rischi emorragici, mentre i secondi dalle infezioni.

L’incidenza della malattia aumenta con l’età, in particolare intorno ai 65 anni, ma può colpire anche persone più giovani.

È la seconda leucemia più frequente nei Paesi occidentali dopo la Leucemia Linfatica Cronica (CLL) e, secondo le stime, in Italia si verificano ogni anno circa 2.000 nuovi casi di AML, con un’incidenza leggermente maggiore tra gli uomini.

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