Prognosi e danno tissutale nell’ipertensione arteriosa polmonare (PAH)

Prognosi e danno tissutale nell’ipertensione arteriosa polmonare (PAH). Il cfDNA come potenziale biomarcatore

Ad oggi, l’identificazione di biomarcatori non invasivi della progressione dell’ipertensione arteriosa polmonare (PAH) rappresenta una sfida importante. Per biomarcatore, si intende una molecola presente nel nostro organismo che permette di identificare e isolare, in modo non equivoco, un tipo cellulare, un determinato stato biologico, oppure la presenza di una patologia, come nel caso della PAH.

Esistono dunque biomarcatori che consentano l’identificazione della PAH?

Per cell-free DNA (cfDNA) si intendono brevi frammenti di DNA circolante (≈165 paia di basi) che indicano la presenza di danno cellulare o di turnover cellulare (rimozione di cellule “vecchie”, che sono sostituite da cellule “nuove”).
Un'elevata concentrazione di cfDNA totale è stata associata a prognosi peggiori in condizioni di diversa natura, come sepsi (risposta non regolata dell’organismo a una infezione), traumi e tumori maligni. Inoltre, il cfDNA è diventato clinicamente rilevante come marcatore non invasivo del rigetto di trapianto di organi solidi. Ulteriori progressi nel campo delle biotecnologie hanno anche consentito la classificazione del cfDNA in diversi sottotipi sulla base delle cellule di origine, facilitando il rilevamento di lesioni specifiche in determinate cellule o determinati tessuti.

Dati i parallelismi nella patogenesi della PAH con malattie caratterizzate da aumento di proliferazione e turnover cellulare, uno studio del 2022 condotto da Samuel Brusca e colleghi ha cercato di determinare se le concentrazioni plasmatiche (ovvero, del sangue) di cfDNA siano elevate nei pazienti con PAH, se correlino con la gravità della patologia e se ne predicano gli outcome.

Questo studio, che ha confrontato popolazioni di pazienti sani con popolazioni di pazienti con PAH, dimostra che il cfDNA è elevato nei pazienti con PAH. I risultati indicano che il cfDNA rappresenta un biomarcatore di gravità della malattia e di prognosi sfavorevole, con un rischio di morte o trapianto 3,8 volte maggiore nei pazienti con i livelli più alti di cfDNA. Il cfDNA di pazienti con PAH dimostra un pattern di danno cellulare originato principalmente da cellule infiammatorie mieloidi, ma vi siano anche evidenze di una correlazione fra danno all’endotelio vascolare e ai cardiomiociti e gravità della malattia.

La convalida di questi risultati in una più ampia coorte di pazienti aiuterà a definire meglio il ruolo del cfDNA nella previsione clinica del rischio di PAH.

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Bibliografia e sitografia:

Brusca SB et al. Circulation. 2022 Aug 25;101161CIRCULATIONAHA121056719.

EM-111274