Vaccini Covid-19: risposte diverse tra tumori diversi

LEUCEMIA LINFATICA CRONICA

Vaccini Covid-19: risposte diverse tra tumori diversi

Da quando sono disponibili i vaccini anti COVID-19, la domanda che ci si è posti più spesso è stata: quanto proteggono?

Da quando sono disponibili i vaccini anti COVID-19, la domanda che ci si è posti più spesso è stata: quanto proteggono? Seguita da: per quanto tempo dura questa copertura vaccinale? Domande fondamentali - o meglio risposte fondamentali - soprattutto nel caso delle persone più fragili e immunocompromesse come i pazienti oncologici.

Ora uno studio australiano pubblicato su Blood fornisce alcune di queste risposte concentrandosi sui pazienti con tumori del sangue, e mostrando come questi abbiano bisogno di non abbassare la guardia.

Lo studio aveva l’obiettivo di valutare l’immunogenicità, ovvero la capacità di innescare una risposta immunitaria. e la sicurezza dei vaccini a mRNA contro COVID-19 nei pazienti con tumori del sangue.

Per farlo, i ricercatori hanno analizzato e revisionato 44 studi clinici relativi alle risposte immunitarie alla vaccinazione anti COVID-19 pubblicate tra il 1° gennaio e il 31 agosto 2021, per un totale di 7.064 pazienti di cui 4.733 avevano ricevuto una seconda dose di vaccino a mRNA.

Gli studiosi hanno condotto la loro analisi distinguendo tra diversi tipi di tumori del sangue e hanno esaminato i tassi di sieropositività dopo due dosi di vaccino, i tassi di sieropositività dopo una dose, i tassi di anticorpi neutralizzanti positivi, le risposte cellulari e gli eventi avversi. Secondo quanto riportato, i tassi di sieropositività di una risposta immunitaria attivata dopo una dose di vaccino variavano tra il 37% e il 51%, mentre dopo due dosi tra il 62% e il 66%.

Questi ultimi valori indicano una risposta non eccessivamente bassa, ma comunque inferiore a quella riscontrata nella popolazione sana. Tuttavia, si tratta di valori medi, ben diversi sono i tassi riscontrati quando sono analizzati per le specifiche neoplasie. Infatti, il tasso di sieropositività scendeva fino al 51% - il più basso individuato nello studio - nei pazienti con leucemia linfatica cronica (CLL), ma era molto alto, 93%, nei pazienti con leucemia acuta.

Gli studiosi hanno anche scoperto che, dopo due dosi, i tassi di risposta anticorpale neutralizzante variavano dal 57% al 60% e i tassi di risposta cellulare dal 40% al 75%; inoltre, il trattamento attivo, il trattamento in corso o recente con terapie con anticorpi monoclonali mirati e CD-20 entro 12 mesi erano associati a una scarsa risposta immunitaria al vaccino.

In sostanza, lo studio mostra che nei pazienti più ad alto rischio e che rispondono meno bene alla vaccinazione, come quelli in trattamento e quelli colpiti da tumori cronici, due dosi di vaccino a mRNA non danno una risposta sufficiente e servono nuovi approcci alla prevenzione.

Gli studi finora condotti, come quello realizzato dall’University of Arizona Cancer Center di Tucson e pubblicato su Nature Medicine lo scorso settembre, mostrano che una terza dose di vaccino nei pazienti in chemioterapia «è sicura, migliora l'immunità tumorale contro SARS-CoV-2 e potrebbe essere immunologicamente benefica per i pazienti con cancro in chemioterapia attiva».

Un risultato simile a quello ottenuto dalla ricerca Vax4Frail, nella quale sono stati coinvolti 13 istituti di ricerca italiani, per un totale di 600 pazienti. Questa ricerca, oltre ad aver verificato la sicurezza dei vaccini in questa tipologia di pazienti, ha mostrato anche come la dose booster (la cosiddetta “terza dose”) migliora la risposta anticorpale e cellulare. Questa è dunque fondamentale, anche se purtroppo, ancora non sempre sufficiente nei pazienti con tumori ematologici.

Per questo tipo di pazienti, spiega Alberto Mantovani, direttore scientifico di Humanitas, uno dei centri che ha partecipato allo studio, potrebbe essere presa in esame una quarta dose (ovvero un secondo booster), «da valutare in un contesto di ricerca rigorosa e in relazione al trattamento poiché alcune terapie interferiscono con una corretta immunizzazione».

Al momento, secondo le linee guida del ministero per la Salute, questa seconda dose booster non è prevista per i pazienti oncologici ma, per quanto riguarda le patologie ematologiche, solo per pazienti dai 60 anni in su con alcune gravi anemie.

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Bibliografia e Fonti:

Teh JSK, Coussement J, Neoh ZCF, et al. Immunogenicity of COVID-19 vaccines in patients with hematologic malignancies: a systematic review and meta-analysis, Blood Advances, 2022; 6 (7): 2014-2034. doi: 10.1182/bloodadvances.2021006333.

Shroff RT, Chalasani P, Wei R, et al. Immune responses to two and three doses of the BNT162b2 mRNA vaccine in adults with solid tumors, Nature Medicine, 2021; 27: 2002-2011. doi: 10.1038/s41591-021-01542-z.

Corradini P, Agrati C, Apolone C, et al. Humoral and T-cell immune response after three doses of mRNA SARS-CoV-2 vaccines in fragile patients: the Italian VAX4FRAIL study, medRxiv, 2022. doi: 10.1101/2022.01.12.22269133.

Lupo-Stanghellini MT, Di Cosimo S, Costantini M, et al. mRNA-COVID19 Vaccination Can Be Considered Safe and Tolerable for Frail Patients, Front. Oncol., 2022; 12: Article 855723. doi: 10.3389/fonc.2022.855723.

IRCCS Humanitas. Pazienti oncologici e fragili: la terza dose di vaccino anti-COVID-19 è fondamentale, 21 Febbraio 2022.


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