CLL e trapianto: quando è un’opzione valida?

LEUCEMIA LINFATICA CRONICA

CLL e trapianto: quando è un’opzione valida?

Mentre per alcune neoplasie ematologiche il trapianto di cellule staminali è tra gli approcci principali che vengono presi in considerazione nel percorso di cura, ciò non sempre accade nel caso della leucemia linfatica cronica (CLL), la leucemia più diffusa tra gli adulti nel mondo occidentale.

Mentre per alcune neoplasie ematologiche il trapianto di cellule staminali è tra gli approcci principali che vengono presi in considerazione nel percorso di cura, ciò non sempre accade nel caso della leucemia linfatica cronica (CLL), la leucemia più diffusa tra gli adulti nel mondo occidentale. Eppure il trapianto allogenico, effettuato con cellule staminali prelevate da un donatore, rimane l’unica opzione curativa della malattia e può condurre a un lungo periodo di vita libero da malattia e da recidiva.

Trapianto allogenico cos'è e cosa comporta?

Il trapianto di cellule staminali può essere di due tipi: autologo oppure allogenico. Il primo tipo consiste nel prelievo di cellule staminali emopoietiche presenti nel midollo osseo del paziente e la loro reinfusione a seguito di un trattamento chemioterapico, più o meno aggressivo. Nel trapianto allogenico, diversamente da quello autologo, le cellule staminali che vengono reinfuse nel paziente dopo il trattamento provengono, invece, da un donatore. In entrambi i casi segue poi una terapia di consolidamento.

Il trapianto da donatore è reso più complicato e rischioso soprattutto a causa della difficoltà nel trovare la giusta compatibilità tra donatore e ricevente. È necessario, infatti, perché questo tipo di trapianto sia possibile, che vi sia un’elevata compatibilità ovvero che entrambi i partecipanti al trapianto presentino lo stesso tipo di proteine sulla superficie delle cellule, delle proteine chiamate antigeni leucocitari umani. Queste proteine sono in grado di riconoscere le cellule estranee al corpo e combatterle; inoltre, maggiore la compatibilità, maggiore sarà la capacità delle cellule prelevate dal donatore e infuse nel paziente nel contrastare il tumore e non attaccare, invece, l’organismo del paziente.

Purtroppo, raramente si verifica un’alta compatibilità di questo tipo tra due persone, persino tra consanguinei: due fratelli non condividono più del 25% di questi antigeni. Una delle conseguenze di una scarsa compatibilità è un alto rischio di una reazione al trapianto, ovvero che avvenga una sorta di attacco da parte delle cellule donate contro l’organismo ricevente, che viene riconosciuto appunto come estraneo. In termini medici si parla di “Graft vs Host Disease” (GVHD), traducibile come "malattia del trapianto contro l’ospite”. Questa situazione si presenta in circa un quarto dei pazienti trapiantati e ha diverse conseguenze acute e/o croniche sull’organismo del ricevente diminuendone addirittura la qualità di vita nei primi anni dopo il trapianto.

Per quali pazienti il trapianto allogenico è un’opzione?

Un trapianto, soprattutto se allogenico, è una procedura invasiva nei confronti dell’organismo del paziente che, oltre a combattere le cellule tumorali, distrugge anche quelle immunitarie presenti nel midollo osseo, compromettendo le difese del paziente e rendendolo più fragile contro infezioni e altre malattie. Le difese immunitarie dovrebbero essere poi ripristinate dalle cellule staminali che si ricevono dall’ospite.

Oltre a questa aggressività e alla probabilità di GVHD, bisogna considerare anche che i trattamenti a disposizione in questo momento permettono di tenere monitorata più a lungo la malattia e di evitare che progredisca troppo velocemente, in certi casi addirittura consentono di raggiungere periodi di remissione.

Quindi, anche in considerazione del fatto che la leucemia linfatica cronica è una patologia che colpisce soprattutto le persone anziane e ha spesso una progressione molto lenta, si tende a evitare di sottoporre organismi già provati dall’età e da altre patologie concomitanti a una pratica tanto invasiva. Questo non vuol dire che sia un’opzione da togliere dal piatto, ma che sarebbe utile e realmente efficace solo in alcuni casi.

Ad oggi, dunque, il trapianto allogenico di cellule staminali è considerato un’opzione valida per i pazienti con leucemia linfatica cronica più giovani (sotto i 65 anni) ed in buona salute, quindi in grado di sopportare il trattamento preliminare aggressivo ed i possibili effetti collaterali del trapianto. Inoltre, i candidati ideali di norma:

- non rispondono al trattamento;

- hanno risposto inizialmente al trattamento, anche se la malattia ha poi recidivato, e/o sono già stati sottoposti a più linee di trattamento;

- sono cosiddetti pazienti a rischio, ovvero con alcune caratteristiche che fanno prevedere una progressione rapida della malattia, per esempio alcune mutazioni genetiche, ad esempio la delezione del cromosoma 17 o le mutazioni TP53.

Mini trapianto?

In alcuni casi viene presa in considerazione l’ipotesi di un cosiddetto minitrapianto, chiamato anche trapianto non mieloablativo o trapianto allogenico a intensità ridotta. Si tratta di un trapianto allogenico a seguito di un trattamento chemioterapico e/o radioterapico non altrettanto aggressivo quanto quello previsto nel protocollo di uno tradizionale. In questo caso quindi le cellule del midollo osseo non sono completamente distrutte, ma il sistema immunitario risulta comunque indebolito e, quindi, le cellule staminali del donatore possono difendere l’organismo del paziente ed agire contro il tumore. Rispetto al trapianto vero e proprio, ha meno reazioni avverse, tuttavia si tratta di un approccio terapeutico molto recente, a supporto del quale esistono pochi dati che consentano di valutarne l’efficacia reale.

EM-105200

Ti serve aiuto?

Un team di Esperti è a disposizione
per rispondere alle tue domande

Scopri gli strumenti per la ricerca del centro più vicino a te

Bibliografia e Fonti:

Leukemia and Lymphoma Society. Watch and wait, (Ultimo accesso 13 Giugno 2022).

American Cancer Society. Managing Hot Flashes and Sweating, 9 Dicembre 2020.

Leukemia Care. Spotting the difference: Night sweats in leukemia VS normal night sweats, (Ultimo accesso 13 Giugno 2022).

Cancer Research UK. Symptoms of chronic lymphocytic leukemia (CLL), (Ultimo accesso 13 Giugno 2022).

Dana Farber Cancer Institute. Night Sweats and Cancer: When to Be Concerned, 28 Settembre 2016.