Linfoma a cellule mantellari, un po’ di chiarezza

LINFOMA A CELLULE MANTELLARI

Linfoma a cellule mantellari, un po’ di chiarezza

È uno dei linfomi meno conosciuti e quindi spesso, quando si riceve una diagnosi di linfoma a cellule mantellari, non si ha idea di cosa sia e si fa ancora più fatica ad affrontarla e comunicarla ai familiari o alle persone che si vuole avere…

» È uno dei linfomi meno conosciuti e quindi spesso, quando si riceve una diagnosi di linfoma a cellule mantellari, non si ha idea di cosa sia e si fa ancora più fatica ad affrontarla e comunicarla ai familiari o alle persone che si vuole avere vicino in un momento tanto difficile.

Ecco, dunque, alcune informazioni fondamentali, per imparare a conoscere questa malattia e non lasciarsi sopraffare dalla confusione.

Linfoma a… cosa?
Il linfoma a cellule mantellari o anche linfoma mantellare (MCL, dall’inglese Mantle Cell Lymphoma) prende il nome dall’area in cui si origina: la zona mantellare o mantello, appunto, di un nodulo linfatico o linfonodo.

All’interno di un linfonodo si possono osservare alcuni centri germinativi, circondati da un'aureola, una corona esterna di piccoli linfociti di tipo B, quella corona è la zona mantellare. Il linfoma MCL è un forma rara di Linfoma non Hodgkin e rappresenta circa il 4% dei linfomi negli Stati Uniti e una percentuale compresa tra il 7 e il 9% in Europa.

La prevalenza stimata è di circa 1 a 25.000. Nella maggior parte di casi è presente un’alterazione genetica nelle cellule B che porta a una loro crescita continua e incontrollata.

Classico o no?
Una delle prime caratteristiche da stabilire di un linfoma mantellare è se si tratta di un MCL nodale (classico) o non nodale leucemico, poiché queste due tipologie hanno diverse caratteristiche molecolari e presentazioni cliniche.

Il linfoma MCL classico, che è anche il più comune, è formato da queste cellule B alterate che non entrano nel centro germinativo. Non presenta, tuttavia, mutazioni oppure ne presenta minime, che interessano i geni delle immunoglobuline, un biomarcatore utile al clinico per formulare una prognosi. In questo tipo di MCL si osserva, invece, un coinvolgimento e un ingrossamento dei linfonodi e dei siti extranodali e un comportamento più aggressivo della malattia.

Il linfoma MCL leucemico non nodale è più raro e si sviluppa attraverso il centro germinativo dei linfonodi.

Diversamente dal tipo classico, presenta mutazioni nei geni delle immunoglobuline IGHV e non presenta o presenta in minima parte rigonfiamenti dei linfonodi. Coinvolge il sangue periferico, midollo osseo e milza che può presentarsi ingrossata.

Aggressivo o indolente?
Il decorso della malattia può essere eterogeneo: aggressivo o indolente. Il linfoma mantellare classico è solitamente un linfoma aggressivo, tanto che viene spesso diagnosticato in uno stadio già avanzato. Il linfoma mantellare non nodale leucemico invece può avere un carattere più “indolente”, ovvero avere una progressione molto più lenta, tanto da poter far prendere in considerazione un approccio “watch and wait”, nel quale non si avvia immediatamente il percorso terapeutico, ma si mantiene una vigile attesa e si monitora il linfoma per riuscire a intervenire all’eventuale aggravarsi della situazione.

Tuttavia, in alcuni pazienti con questo secondo tipo di MCL che presentano un’alterazione al gene TP53, la malattia può diventare aggressiva e non rispondere alle terapie standard.

Una proteina chiamata ciclina D1
In oltre il 90% dei pazienti con MCL è presente una sovrapproduzione di una proteina chiamata ciclina D1 nelle cellule del linfoma, e la sua identificazione attraverso una biopsia è uno dei primi segni che portano a una diagnosi.

Questa sovrapproduzione è spesso causata da un’anomalia citogenetica, in molti casi una traslocazione tra due cromosomi: il cromosoma 11 e il cromosoma 14 si spezzano e poi si ricompongono, unendosi tra loro. La ciclina D1 generalmente promuove la normale crescita cellulare, ma in questo caso porta a una crescita incontrollata di cellule della zona mantellare, che provoca il linfoma.

Esistono anche altre espressioni eccessive di diversi geni in molti pazienti con MCL, per esempio in quelli che codificano per la lattato-deidrogenasi (un enzima del metabolismo del glucosio) e per la microglobulina beta-2 (un marcatore che segnala una proliferazione cellulare, anche se non necessariamente neoplastica). Anche questi sono indicatori che possono aiutare a caratterizzare il linfoma e guidare le scelte terapeutiche nei singoli pazienti.

Quattro stadi...

Una parte fondamentale della diagnosi è l’identificazione dell’estensione, o meglio dello stadio della malattia. Questa informazione aiuta a determinare il decorso potenziale della malattia e a disegnare il percorso terapeutico più adatto.
Per individuare lo stadio – ne esistono quattro, e ognuno indica una malattia più avanzata ed estesa del precedente - si sottopone il paziente ad esami del sangue, TAC, PET e biopsia del midollo osseo.

Una delle caratteristiche chiave è, tuttavia, il numero di regioni linfonodali coinvolte. Per esempio, è fondamentale determinare se sono coinvolti linfonodi sopra, sotto o su entrambi i lati del diaframma e se il tumore si è infiltrato in altri tessuti linfatici, come la milza o il midollo osseo, oppure si è diffuso per coinvolgere altri organi al di fuori del sistema linfatico, come il fegato.

Generalmente il primo stadio indica un tumore ancora iniziale, in cui è coinvolta una sola regione linfonodale o un singolo organo. Il secondo stadio è caratterizzato da una malattia avanzata localmente: più di una regione linfonodale in un solo lato del diaframma e/o entro un solo organo o sito extralinfatico.

Un linfoma MCL al terzo stadio è un tumore avanzato in cui è presente il coinvolgimento di regioni linfonodali su diversi lati del diaframma e in alcuni casi anche della milza. Possono essere
interessati anche organi e siti extra linfatici. Infine, una classificazione al quarto stadio indica un tumore disseminato in cui le cellule cancerose hanno attaccato anche uno o più organi extralinfatici.
Purtroppo, molti pazienti con un linfoma a cellule mantellari non presentano sintomi durante i primi stadi della malattia, e questo determina spesso una diagnosi tardiva, quando la malattia ha raggiunto gli stadi più avanzati.

È curabile?
Ad oggi il linfoma a cellule mantellari non è curabile e, come abbiamo visto, è una forma di tumore del sangue spesso aggressiva.

Anche se il tempo di sopravvivenza mediano degli individui con MCL è di circa 3 anni (range 2-5 anni), oltre il 40% sopravvive per 5 anni dopo la diagnosi e molti anche per 10 anni o più. Molti pazienti, soprattutto quelli anziani, sono in grado di portare avanti la propria vita quotidiana nonostante le terapie. Le terapie previste per i più giovani, invece, sono più invasive ed aggressive soprattutto in una fase iniziale e, di conseguenza, possono interferire per un certo tempo con la vita quotidiana.

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Bibliografia e Fonti:

OrphaNet. Linfoma a cellule mantellari (Ultimo accesso 17 Settembre 2021).

National Organization of Rare Disorders. Mantle Cell Lymphoma, 2021.

Lymphoma Research Foundation. Mantle Cell Lymphoma (Ultimo accesso 16 Settembre 2021).

Leukemia & Lymphoma Society Mantle Cell Lymphoma Facts (Ultimo accesso 16 Settembre
2021).

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