Screening ad alta sensibilità contro la gammopatia

MIELOMA MULTIPLO

Screening ad alta sensibilità contro la gammopatia

È una conferma quella che arriva dai ricercatori del Dana-Farber Cancer Institute di Boston: i pazienti più a rischio di mieloma multiplo sono anche quelli più a rischio di gammopatia monoclonale di significato incerto (MGUS). Questa patologia,…

» È una conferma quella che arriva dai ricercatori del Dana-Farber Cancer Institute di Boston: i pazienti più a rischio di mieloma multiplo sono anche quelli più a rischio di gammopatia monoclonale di significato incerto (MGUS). Questa patologia, presente in circa il 3% della popolazione generale al di sopra dei 50 anni, è considerata un precursore del mieloma. Lo studio statunitense approfondisce questo legame.

Prima di tutto dimostra che questa popolazione più a rischio di mieloma corre un rischio di MGUS quasi due volte maggiore rispetto a quello della popolazione generale. E poi che questa popolazione, proprio per questo motivo, può beneficiare di screening di precisione che permettano una diagnosi e, quindi, un intervento precoce.

La gammopatia monoclonale di significato incerto è caratterizzata dalla presenza di una proteina anormale, la proteina M, ma non da sintomi o danni agli organi. È importante sottolineare, tuttavia, che non in tutti gli individui colpiti da MGUS subiscono poi una evoluzione in mieloma multiplo o in un’altra neoplasia.

La MGUS non è una condanna al mieloma multiplo, è solo un fattore di rischio importante da
tenere sotto controllo.

I dati dei ricercatori di Boston sono i primi risultati di una ricerca più ampia, ricerca chiamata PROMISE su soggetti più a rischio di mieloma multiplo. Il programma PROMISE è, ancora all’inizio: lanciato nel 2019 punta a reclutare 30.000 persone tra i 40 e i 75 anni che hanno un rischio superiore alla media di sviluppare un mieloma.

Lo studio appena presentato ha coinvolto 7.622 partecipanti, tra cui 2.439 afroamericani, ed è il primo che si esamina la prevalenza di MGUS in questa popolazione.

«La nostra è la più grande coorte di persone di colore da reclutare per uno studio di screening del mieloma e il primo studio prospettico a reclutare attivamente persone ad alto rischio di mieloma multiplo, seguirle nel tempo per stimare accuratamente la prevalenza di MGUS ed esplorare i risultati per i pazienti con questa condizione precursore», ha dichiarato Irene Ghobrial, coordinatrice dello studio PROMISE.

Tutti i partecipanti a PROMISE hanno fornito un campione di sangue e sono stati testati per MGUS attraverso sia tecniche tradizionali sia tecniche innovative ad alta sensibilità. Tutti quelli risultati positivi sono stati indirizzati poi ad uno specialista per ulteriori esami e per la presa in carico «Utilizzando le tecniche di screening attualmente disponibili negli studi medici, abbiamo dimostrato che la prevalenza di MGUS in una popolazione ad alto rischio di età superiore ai 50 anni – gli afroamericani e le persone che hanno un parente di primo grado con un tumore del sangue – è il doppio come nella popolazione generale degli Stati Uniti», ha aggiunto Ghobrial.

Inoltre, impiegando al meglio le tecniche ad alta sensibilità basate sulla spettrometria di massa, i ricercatori hanno mostrato che quantità anche minime di proteina M nel sangue erano presenti nel 42% dei pazienti coinvolti nello studio. Infine, esaminando i dati di follow up, hanno scoperto che i pazienti che presentavano la proteina M avevano avuto un tasso leggermente più alto di mortalità per qualsiasi causa rispetto agli altri.

«Questo evidenzia che le persone in cui si rileva la proteina M sono a rischio non solo di mieloma multiplo, ma anche di altre condizioni, inclusi altri tumori del sangue e attacchi di cuore», ha affermato Ghobrial. «Riteniamo che questi risultati rappresentino una valida dimostrazione del fatto che gli anziani di origine afroamericana o che hanno un parente di primo grado con un tumore del sangue potrebbero beneficiare di uno screening regolare ad alta sensibilità per identificare le anomalie della proteina M e di un intervento precoce».

Del resto, questa prima analisi dello studio PROMISE aveva proprio l’obiettivo di esaminare la gammopatia monoclonale di significato incerto. «Sappiamo che in tumori come il tumore della mammella e il tumore del polmone, lo screening, la diagnosi precoce e l'intervento precoce possono fare la differenza nella sopravvivenza dei pazienti», ha affermato Ghobrial. Secondo la ricercatrice, infatti, con screening ad alta sensibilità «potrebbe eventualmente essere possibile fare la differenza nella sopravvivenza delle persone ad alto rischio di mieloma multiplo».

Bibliografia e Fonti:

El-Khoury H, Alberge J-B, Barr H, et al. 152 High Prevalence of Monoclonal Gammopathy in a Population at Risk: The First Results of the Promise Study. ASH Annual Meeting, 11 Dicembre 2021.

Ghobrial I. New study reveals elevated rates of blood cancer precursor condition in groups at high risk for multiple myeloma, Dana-Farber Cancer Institute, comunicato stampa del 11 Dicembre 2021.

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