AML: Una proteina rivela chi risponderà meglio ai trattamenti

LEUCEMIA MIELOIDE ACUTA

AML: Una proteina rivela chi risponderà meglio ai trattamenti

Un insolito sospetto. O meglio, un’insolita sospetta. Così si potrebbe definire la proteina individuata dai ricercatori del Sanford Burnham Prebys Medical Discovery Institute, in California, che, come spiegano in uno studio su Nature Communication,…

» Un insolito sospetto. O meglio, un’insolita sospetta. Così si potrebbe definire la proteina individuata dai ricercatori del Sanford Burnham Prebys Medical Discovery Institute, in California, che, come spiegano in uno studio su Nature Communication, oltre a contribuire alla crescita della leucemia mieloide acuta, potrebbe indicare quali pazienti gioverebbero di una maggiore efficacia dei trattamenti oggi esistenti.

Del resto, quando per una decina di anni si studia una proteina e se ne osserva sempre la medesima funzione, può capitare di scoprire un comportamento inatteso e particolare, che insospettisce il ricercatore e lo convince ad approfondire.

Questo è proprio ciò che è capitato al gruppo guidato dal Professor Ze’ev Ronai, direttore del Cancer Center dello Sanford Burnham Prebys. Nel laboratorio di Ronai, infatti, per ben dieci anni si è studiata la proteina RNF5, soprattutto nel tumore della mammella e della pelle. Normalmente questa proteina svolge la funzione di contrassegnare le proteine aberranti in modo che siano destinate alla distruzione. Tuttavia, continuando a studiarla ed osservarla, monitorandone l’attività anche in altri tumori, gli scienziati statunitensi sono rimasti incuriositi dal fatto che pazienti con leucemia mieloide acuta e con alti livelli di questa proteina avevano esiti peggiori. A cosa poteva essere dovuto?

Per rispondere a questa domanda, gli studiosi del laboratorio di Ronai hanno lavorato insieme ai medici dello Scripps MD Anderson Cancer Center di La Jolla in California e del Rambam Health Care Campus di Haifa in Israele.

Quello che hanno scoperto è il legame tra RNF5 e una seconda proteina, RBBP4, un regolatore epigenetico, ovvero in grado di regolare l’espressione di alcuni geni. Grazie alla collaborazione con gli altri gruppi di ricerca, Ronai e colleghi hanno potuto accumulare diverse prove che RNF5 e RBBP4 lavorano insieme per favorire lo sviluppo della leucemia mieloide acuta e che alti livelli di queste proteine coinciderebbero con una peggiore prognosi dei pazienti.

Ma come mai? La spiegazione sembra essere che, quando incontra RBBP4, RNF5 cambia funzione e si combina con essa per regolare l’espressione di alcuni geni implicati con al leucemia mileloide acuta, favorendo la crescita e diffusione del tumore.

Gli studiosi hanno anche mostrato che negli animali in cui RNF5 è inibito, si osservava un ritardo nello sviluppo della malattia e una sopravvivenza più lunga. Risultati simili sono stati ottenuti nei casi in cui era RBBP4 ad essere inibito. Infatti, quando una di queste molecole era inibita, i pazienti risultavano più sensibili ai trattamenti. Quindi l'inibizione dell'RNF5 potrebbe rendere più efficaci le terapie mirate esistenti.

Secondo gli autori, dunque, si potrebbero usare i livelli di RNF5 per stratificare i pazienti e individuare quelli che hanno maggiori probabilità di rispondere in modo efficace ai trattamenti mirati già utilizzati nella pratica clinica.

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Bibliografia e Fonti:

Khateb A, Deshpande A, Feng Y, et al. The ubiquitin ligase RNF5 determines acute myeloid leukemia growth and susceptibility to histone deacetylase inhibitors, Nature Communications, 2021; 12 (5397): 1-17. doi: 10.1038/s41467-021-25664-7.

Sanford Burnham Prebys. Researchers identify a novel player in acute myeloid leukemia, comunicato stampa del 13 Settembre 2021.

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